Gli scones vengono definiti “British quick bread” oppure “British quick cake” se la ricetta include lo zucchero, letteralmente “pane veloce britannico” o “torta veloce britannica”, ma cos’è un pane veloce? E’ un pane lievitato con agenti chimici come il bicarbonato di sodio o il cremor tartaro, i cui ingredienti fondamentali, a parte l’agente lievitante, sono: farina, uova, latte (o altro liquido), grasso (margarina, burro, olio…).
Gli scones sono dei dolci ormai famosi e apprezzati non solo nel mondo anglosassone. Si tratta di una via di mezzo tra panini e biscotti, tra la pasta frolla e un dolcetto. Un gusto semplice ma straordinario che inevitabilmente porta a mangiarne uno dopo l’altro. Sono più rustici delle brioches, e perciò definibili piuttosto come focaccine dolci.
Immancabili nel tradizionale rito del tè all’inglese: gli scones non possono mancare per accompagnare la marmellata di arance con la quale vengono farciti dopo averli aperti a metà, oppure possono essere serviti tal quali, specialmente nella versione con l’uvetta.
Irlanda, Inghilterra e Scozia se ne contendono la creazione ma leggenda preferita dai più è senza dubbio quella dellapietra del destino.
Si racconta che a Scone, il sito dove si trovava un’abbazia, un grande re scozzese venne incoronato mentre era seduto su una pietra tonda, e che ciò gli avesse portato grande fortuna. Da allora ogni re volle essere incoronato su quella pietra che prese il nome di pietra del destino. Sembra quindi che gli scones ricordino nella forma proprio quella famosa pietra, e che abbiano derivato il loro nome dalla località di Scone. Queste pietre del destino in miniatura sono sicuramente deliziose e chissà, magari portano anche fortuna...
LaThe first time the word, scone, is found in print is in a translation of The Aeneid in 1513.LaL prima volta che la parola focaccina si ritrova in una stampa è in una fonte risalente al 1513. The word may be derived from Dutch, schoonbrot, or German, schonbrot, meaning 'fine bread'; alternatively it could be from the Gaelic, sgon, meaning 'large mouthful'.
Ma qual è l’origine di questo nome, se si vuole escludere quella leggendaria? In inglese il verbo to scone significa letteralmente schiacciare o battere con la mano aperta su una superficie piatta, e ricorda anche un cappello piatto da uomo.
La parola può essere derivata dalla olandese, schoonbrot, o dal tedesco, schoonbrood (pane bianco delicato), termine composto da schoon (puro, pulito) e brood (pane); un’alternativa potrebbe essere il termine gaelico sgon, che significa “boccone di grandi dimensioni”. Ma se è incerta l’origine della parola, non c’è accordo neanche sulla pronuncia anche tra gli stessi britannici!
There is no right way to say the word.Non esiste un modo giusto per dire la parola e, come per tante altre cose, esistono scuole di pensiero: in linea con uno studio accademico, i due terzi della popolazione britannica pronunciano la parola come skon rimando con “con” e “John”, questa percentuale raggiunge il 99% nella popolazione scozzese; il resto dei britannici pronuncia la parola come skoan, rimando con “cone” e “Joan”. I dizionari britannici preferiscono la forma “con” ma ciò nonostante riconoscono l’esistenza anche dell’altra forma.
Gliscones sono generalmente preparati con l’uvetta anche se oggi ne esistono moltissime varianti sia dolci sia salate.
I più comuni in versione dolce prevedono l’uvetta nell’impasto, i più comuni in versione salata sono a base di patate e ricordano i pancakes statunitensi.
Il principio per entrambe le versioni è lo stesso, si tratta di gusti piuttosto neutri (leggermente dolci, o leggermente salati) che ben si prestano ad essere farciti.
Per quanto riguarda gli ingredienti infine, anche questi si sono evoluti col passare del tempo: la versione più antica pare fosse a base di avena e prevedesse una cottura su piastra, ora queste focaccine sono per lo più a base di farina 00 e la cottura avviene in forno.
La ricetta
Ingredienti:
400 g di farina 00
mezza bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
120 g di zucchero
100 g burro
200 g di latte
1 uovo
Preparazione:
Setacciare la farina con il lievito e il sale, quindi unire il burro ammorbidito (basta tirarlo fuori dal frigorifero un paio di ore prima, o un po’ di più in inverno) e lavorare con le mani con la stessa tecnica con cui si prepara la pasta frolla: sbriciolando, senza lavorare a piene mani, e velocemente per non scaldare troppo il composto.
A questo punto si aggiunge lo zucchero e si mescola per bene. Si versa a filo il latte amalgamando al miscuglio di farina aiutandosi con una spatola. Quando l'impasto diventa duro si procede con le mani, fino ad ottenere un impasto morbido e non appiccicoso, che verrà trasferito su una spianatoia infarinata.
Si stende l'impasto ad uno spessore di circa 2-3 cm, quindi con un tagliapasta di circa 6 cm si ricavano dei dischi che si posizionano su una teglia imburrata ed infarinata o coperta di carta forno. Si pennellano leggermente con l’uovo battuto con 2-3 cucchiai di latte. Si infornano a 200° per 12-15 minuti circa sulla griglia più alta del forno. Una volta cotti (dovranno risultare dorati), si mettono a raffreddare su una griglia, si servono tiepidi.
Ottimi così, ma meglio se tagliati in due come panini e accompagnati con marmellata.
Note:
Per la variante con l’uvetta basta aggiungere 80 g di uvetta, ammorbidita in un vino dolce, all’impasto di base.
Il latte può essere sostituito, in parte o del tutto, con il latticello.