La storia passa dalla cucina



'-Quasi tutte le vicende della vita sono sottolineate dai vari odori. Ogni cosa ha un suo odore. Ricordi, odori, sapori. Con gli odori e i sapori si amalgamano i cibi. Cibi dell'infanzia legati alla casa, ai fratelli, ai genitori, ai nonni, alle tate, ai parenti, agli amici, ai nostri animali. Un odore, un sapore possono far riaffiorare nella nostra mente fatti lontanissimi. E si sa che la maggior parte degli odori e dei sapori passano dalla cucina: il luogo pił comunemente caro a tutti. La cucina da dove escono rumori di piatti, di tegami, di posate, di scrosci d'acqua, voci di donne e di bambini. I ricordi sono legati al nostro udito, al nostro olfatto e al nostro palato. Odori sapori, piaceri dei sensi soddisfatti da cibi antichi e nuovi, mischiati ed elaborati nel tempo dalle donne delle nostre famiglie che ci hanno tramandato il gusto tradizionale, pił o meno raffinato, delle pietanze che costellano i pranzi e le cene della nostra vita. La cucina, dove si affaccendano la mamma e le tate, dove si fanno la prima colazione e la merenda, da dove escono i profumi dei ragł, degli arrosti, dei fritti e dei dolci, legati alle ore della giornata, alle feste dell'anno, ebraiche e non, ai pranzi raffinati per gli inviti importanti, al giorno del bucato, quando la lavandaia restava a mangiare la minestra di fagioli-'.".


Jenny Bassani Liscia, č nata a Ferrara nel 1924. Appartenente ad una famiglia della media borghesia ebraica (il padre era medico) non ha potuto completare gli studi classici a causa delle leggi razziali emanate dal governo fascista. Mostrando un precoce talento per la pittura e per la scultura, fu mandata dai genitori a seguire privatamente, insieme ad altri ragazzi ebrei, come lei esclusi dall'istruzione pubblica, delle lezioni di arte presso una loro conoscente, studi che ha perfezionato dopo la guerra presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Sposata con un medico, Rodolfo Liscia, da cui ha avuto tre figli, ha continuato a dipingere sia quadri che porcellane, attivitą che ancora coltiva.