Pangiallo romano
Il pangiallo romano è un dolce natalizio tipico del Lazio che si presenta a forma di piccola pagnotta ed è composto da farina, frutta secca e miele, poi lievitato e cotto al forno.
Il nome Pangiallo deriva dall’inconfondibile strato di pastella di zafferano che lo ricopre, creando una crosta dorata che gli conferisce la tipica lucentezza che lo ha reso famoso in tutto il mondo. A questo proposito, un’ulteriore conferma viene da un ricettario manoscritto anonimo riconducibile alla prima metà del ‘700 in cui si dice esplicitamente di usare lo “...
zaffarano, avertendo di lassarne un poco per dargli il colore di sopra alle pagnotte quando sono cotte ...”.
Le sue origini sono legate alla Roma imperiale, epoca in cui era assai diffusa la tradizione di distribuire questi dolci nel corso della festa del solstizio d'inverno, in modo da favorire il ritorno del sole, rievocato dalla caratteristica copertura dorata del dolce.
Tradizionalmente, il pangiallo si otteneva impastando la frutta secca, il cedro candito e il miele, utilizzato al tempo stesso con la funzione di dolcificante e di conservante. Nel corso del tempo, sia per l’espansione dei confini territoriali, sia per l'incremento della comunicazione tra le varie regioni italiane, questa ricetta, da cui si otteneva un prodotto molto simile ad un semplice pane arricchito con qualche prodotto dolce, è stata oggetto di numerose trasformazioni che lo hanno arricchito negli ingredienti, introducendo, ad esempio, i pistacchi di Bronte o le mandorle di Noto, ma anche piccole gocce di cioccolato fondente, frutta candida e noci.
È curioso sapere che, fino a tempi relativamente recenti, le massaie romane, per ridurre i costi della preparazione e dunque sostituire le mandorle e le nocciole, utilizzavano i noccioli della frutta estiva, in particolare delle prugne e delle albicocche, opportunamente essiccati e conservati.
Natale a Roma