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Natale a Roma



Se ci si sofferma qualche minuto a ricordare che gli antichi romani mangiavano sdraiati, si può comprendere facilmente la vera e goduriosa natura della cucina romana, una cucina popolare, ricca di sapori decisi ma semplici, orientata alla conservazione della tradizione rustica, legata alla pastorizia e ai prodotti della terra.
Se questi sono i presupposti, di certo i menù delle festività natalizie non possono deludere.

La sera della Vigilia, rigorosamente senza carne, aprono le danze i tradizionali fritti di carciofi, baccalà e ricotta, cui seguono la minestra di arzelle o di ceci o, in alternativa, la pasta al tonno. Poi il capitone e, infine, i dolci tipici della regione: la nociata, una sorta di torrone fatto con le noci e le foglie di alloro, e il pangiallo, ottenuto dall'impasto di frutta secca, miele e cedro candito.

Il giorno di Natale, dopo l’immancabile fritto alla romana, composto soltanto di cervelli, animelle, schienali e carciofi, si passa al primo che, variabile a seconda delle famiglie, può consistere nella stracciatella in brodo di gallina (una zuppa preparata aggiungendo al brodo caldo uova sbattute e parmigiano grattugiato), nelle fettuccine al ragù, nella pasta al forno o nei cappelletti in brodo di cappone. Tradizionalmente, invece, il secondo significa abbacchio al forno con patate e carciofi alla romana per contorno. Immancabili, nuovamente, i dolci della tradizioni che la fanno da padrone in questo periodo di grande convivialità gastronomica.

Tuttavia, le festività natalizie non sono solo sinonimo di grandi abbuffate; pensando al Natale, non può non venire in mente la musica degli zampognari che fa da colonna sonora alla preparazione del cenone dalla Vigilia. La melodia dolce e malinconica delle zampogne e i pittoreschi costumi, tipici dei pastori abruzzesi, li hanno resi un fondamentale elemento di costume del Natale romano, ma gli zampognari sono eredi di una importante storia che, tra il XVII e il XVIII secolo, li ha visti protagonisti assoluti dei giorni di festa. In questo periodo, infatti, essi erano gli unici ad avere il diritto di suonare e, in cambio della novena di cui erano portatori, venivano invitati nelle abitazioni, dove gli veniva offerto del danaro, del vino o del cibo.


La cucina degli Italiani


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