Artemisia dracunculus
Si crede che questa pianta sia stata chiamata Artemisia in onore di Diana artemide, dalla quale le derivava la proprietà di ristabilire il flusso mestruale; dracunculus significa 'piccolo drago' forse perché la forma del cespuglio potrebbe ricordare questo mitico animale. Considerato da tutti un'erba aromatica legata alla cucina francese, il dragoncello solo da poco tempo è entrato in uso anche in altri Paesi.
E' una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia delle Composite.
Le radici sono legnose e ramificate così come il fusto che forma dei cespugli di circa 1 m d'altezza.
Le foglie vicine alla bese sono divise in tre parti ed allungate, mentre quelle superiori, prive di gambo hanno margine intero ed estremità appuntite.
L'infiorescenza è una pannocchia molto ramificata con piccoli fiori verdi-giallastri.
Il frutto è di colore bruno scuro.
Il dragoncello non cresce spontaneo, preferisce la pianure ed altitudini non superiori ad 800 m adattandosi bene al clima continentale.
Viene impiegato per insaporire piatti a base di uova, si sposa bene con il pollo ma anche con la carne ed il pesce arrosto.
E' un ingrediente essenziale nella preparazione della salsa bernese, della salsa tartara e della famosa salsa al dragoncello.
L'essiccamento altera notevolmente il sapore del dragoncello.
Sono da preferire foglie congelate a foglie essiccate.
Pianta originaria della Russia meridionale e della Siberia il dragoncello venne conosciuto e apprezzato dagli Arabi e si diffuse in Occidente in seguito alle Crociate.
Ampiamente usato in medicina, è solo verso il XVI secolo che entra anche nella gastronomia.
In Italia si diffuse a partire dalla Toscana: secondo la tradizione senese fu importato da Carlo Magno nel 774 e coltivato nell'orto dell'Abbazia di S. Antimo nei pressi di Montalcino.