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Timo

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Timo

Thymus vulgaris

Thymus deriva dall'egizio tham, una specie di timo utilizzato nelle imbalsamazioni, ripreso poi dai Greci col significato di "pianta profumata" e tradotto in latino da Virgilio che usò questo nome per primo.

È un arbusto perenne della famiglia delle Laminacee, originario dell'area mediterranea.
L'apparato radicale è a forma di cono rovesciato da cui si diparte il fusto abbondantemente ramificato, legnoso alla base ed erbacea alla sommità.
Le foglie sono opposte, appuntite, senza gambo, di colore verde-cenere.
I fiori, di colore bianco-roseo, sono riuniti in specie di spighe in cima ai rami.
Il frutto, diviso in quattro, è marrone.
Cresce bene dal mare alla montagna fino a 1500 m. e preferisce i luoghi aridi, pietrosi e soleggiati.

Cucina

Il suo impiego alimentare è dovuto non solo alle sue propriteà aromatiche ma anche a quelle antisettiche che facilitano la conservazione dei cibi.
Oltre a far parte del bouquet garni, il timo viene utilizzato per aromatizzare brodi, ripieni, minestre.
Si sposa bene con il pesce e le verdure (peperoni e patate) ma anche con il manzo e l'agnello, il pollo ed i piatti di cacciagione che richiedono una cottura lenta con aglio e vino.
È spoesso aggiunto ai burri aromatici.

Storia

I Greci apprezzavano molto un miele ricavato dai fiori di herpellon, una specie di timo ce cresceva sui monti vicino ad Atene ed al timo riconoscevano proprietà miracolose nelle 'malattie di petto', così come affermato da Galeno, medico e filosofo greco che, oltre a consigliarlo in polvere a chi soffriva di disturbi articolari, lo considerava il più potente antisettico conosciuto.
I Romani cominciarono ad introdurre il timo in cucina e a profumare con esso vini e formaggi tramandandolo così ai posteri.
Nel Medioevo le dame lo donavano al cavaliere del cuore affinché fosse da esso protetto in battaglia.
Prima dell'invenzione del frigorifero il timo veniva usato per conservare gli alimenti vista la notevole concentrazione di olio essenziale ad azione antiputrida.