iacinta
26-04-2011, 12:49
Da Il messaggero del 24 /04/2011
un articolo di Carla Massi
Non c'è più tempo per cucinare:
boom di cibi pronti e precotti
In un anno le imprese di alimenti pre-confezionati sono salite dell'8,5%. I minuti dedicati a preparare un pranzo? 34,9
ROMA - Pigri e frettolosi. Ecco gli italiani in cucina. Che, proprio per fare poca fatica e risparmiare tempo, comprano sempre più piatti pronti, precotti e surgelati. E, in tavola, spazzolano menù interi acquistati in rosticceria. Una straordinaria impennata di consumi del bello e pronto, in particolare nei giorni di festa. Come Pasqua. In un anno, più 8,5%. Uno scossone tale da aver rivoluzionato e fatto crescere, come dimostra un’analisi della Camera di commercio di Milano, anche le imprese che si occupano di questo settore alimentare. Il confronto è facile: nel 2009 erano 26.500, nel 2010 sono arrivate a 28.843. Proprio in questi giorni fioccano prenotazioni di abbacchi già cotti, paste al forno solo da riscaldare.
Un’impennata di consumi, dunque, che, nel quotidiano, vuol dire che nelle città grandi e piccole continuano ad essere chieste licenze per aprire gastronomie, friggitorie, rosticcerie, take away giapponesi, arabi o nostrani di ogni tipo.
Vuol dire anche buste della spesa cariche di surgelati, alimenti in scatola e conservati . Al primo posto, pizza e pastasciutta. Il sugo fatto in casa? Una rarità. Seguono frutta e verdura che, impacchettate, pulite e tagliate, fanno balzi in avanti di semestre in semestre. «Negli ultimi dieci anni - spiegano gli analisti della Coldiretti - le quantità di verdure pronte per l’uso in sacchetto acquistate dagli italiani sono più che triplicate e oggi vengono acquistate da un italiano su due per la necessità di risparmiare tempo ma anche l’esigenza di mantenere la linea con cibi freschi. Si stima che lo scorso anno il volume dell’ortofrutta confezionata abbia superato il 100 milioni di chili».
Trionfa l’insalata (che sia ad un gusto, mista o già preparata con noci e formaggio). «Ma cominciano anche prepotentemente a diffondersi le vaschette di frutta già tagliata e sbucciata», aggiungono gli esperti della Coldiretti. Un pacchettino trasparente e sigillato che soddisfa chi sta a dieta, i vegetariani, le mamme frettolose e chi non ha voglia neppure di togliere la buccia alla mela o alla pera.
Perché, in barba alla filosofia del mangiare lento, per la cucina e i pasti non c’è più tempo . O meglio, sempre più spesso, si considera tempo perso. La crescita del consumo di pietanze belle e fatte marcia, infatti, parallelamente con una progressiva riduzione dei minuti che si trascorrono davanti ai fornelli. Un sondaggio Gpf disegna un lavoro in cucina frenetico e distratto: alla preparazione di un pranzo intero vengono dedicati circa 34,9 minuti, mentre per la cena si sfiorano i 33.
I primi destinatari dei cibi pronti, ribattezzati anche come alimenti convenienti, sono i single e gli anziani . A loro si rivolge la pubblicità, per loro sono nate confezioni mini anti-spreco. Per loro vengono costruiti menù interi, dal primo piatto, al secondo, fino al gelato. E, per evitare, che la noia li assalga (quella dei sapori standardizzati, per esempio) piombano sul mercato prodotti sempre nuovi. Piatti più o meno elaborati, sapori tradizionali, pietanze rielaborate, gusti etnici. Piuttosto, gusti sempre più saporiti. Che significa sempre più salati. Un dato per tutti: uno studio condotto in Australia ha portato alla conclusione che se le industrie alimentari dimezzassero, per legge, la quantità di sale nelle loro preparazione i casi di ipertensione calerebbero del 18%.
«Quando si cucina a casa - spiega Giovanna Cecchetto che guida l’Associazione nazionale dietisti - si controlla meglio ciò che si mangia. E’ chiaro. Comunque sia è il caso di imparare a leggere bene le etichette dei prodotti. Preferire l’olio extra vergine di oliva e i grassi non idrogenati. Quelli idrogenati, infatti, non sostengono certo la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Quanto a gastronomie e rosticcerie, occhio ai fritti. Con quale olio?».
Un’indicazione semplice danno i dietisti: puntare sulla modica quantità . Nessun veto a cibi pronti industriali o artigianali ma non tutti i giorni di tutto l’anno. «Insomma - aggiunge Cecchetto - ogni tanto intervallare con pasti o cibi preparati a casa. Ci guadagna il gusto, il peso e la salute». Già, il peso.
Domenica 24 Aprile 2011 - 22:18 Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Aprile - 19:13
ilmessaggero.it/articolo.php?id=146896&sez=HOME_PIACERI
Sarà mica colpa della P@tty che avrà diffuso il virus della pigresse a livello nazionale ? :rolleyes:
Scherzooooo.......però c'è da riflettere....la tentazione di comprare tutto pronto c'è eccome....ma noi siam cookine ....e sappiamo scegliere anche tra 4, 6 , o 1000 zompi.
Perchè c'è zompo e zompo eh !
un articolo di Carla Massi
Non c'è più tempo per cucinare:
boom di cibi pronti e precotti
In un anno le imprese di alimenti pre-confezionati sono salite dell'8,5%. I minuti dedicati a preparare un pranzo? 34,9
ROMA - Pigri e frettolosi. Ecco gli italiani in cucina. Che, proprio per fare poca fatica e risparmiare tempo, comprano sempre più piatti pronti, precotti e surgelati. E, in tavola, spazzolano menù interi acquistati in rosticceria. Una straordinaria impennata di consumi del bello e pronto, in particolare nei giorni di festa. Come Pasqua. In un anno, più 8,5%. Uno scossone tale da aver rivoluzionato e fatto crescere, come dimostra un’analisi della Camera di commercio di Milano, anche le imprese che si occupano di questo settore alimentare. Il confronto è facile: nel 2009 erano 26.500, nel 2010 sono arrivate a 28.843. Proprio in questi giorni fioccano prenotazioni di abbacchi già cotti, paste al forno solo da riscaldare.
Un’impennata di consumi, dunque, che, nel quotidiano, vuol dire che nelle città grandi e piccole continuano ad essere chieste licenze per aprire gastronomie, friggitorie, rosticcerie, take away giapponesi, arabi o nostrani di ogni tipo.
Vuol dire anche buste della spesa cariche di surgelati, alimenti in scatola e conservati . Al primo posto, pizza e pastasciutta. Il sugo fatto in casa? Una rarità. Seguono frutta e verdura che, impacchettate, pulite e tagliate, fanno balzi in avanti di semestre in semestre. «Negli ultimi dieci anni - spiegano gli analisti della Coldiretti - le quantità di verdure pronte per l’uso in sacchetto acquistate dagli italiani sono più che triplicate e oggi vengono acquistate da un italiano su due per la necessità di risparmiare tempo ma anche l’esigenza di mantenere la linea con cibi freschi. Si stima che lo scorso anno il volume dell’ortofrutta confezionata abbia superato il 100 milioni di chili».
Trionfa l’insalata (che sia ad un gusto, mista o già preparata con noci e formaggio). «Ma cominciano anche prepotentemente a diffondersi le vaschette di frutta già tagliata e sbucciata», aggiungono gli esperti della Coldiretti. Un pacchettino trasparente e sigillato che soddisfa chi sta a dieta, i vegetariani, le mamme frettolose e chi non ha voglia neppure di togliere la buccia alla mela o alla pera.
Perché, in barba alla filosofia del mangiare lento, per la cucina e i pasti non c’è più tempo . O meglio, sempre più spesso, si considera tempo perso. La crescita del consumo di pietanze belle e fatte marcia, infatti, parallelamente con una progressiva riduzione dei minuti che si trascorrono davanti ai fornelli. Un sondaggio Gpf disegna un lavoro in cucina frenetico e distratto: alla preparazione di un pranzo intero vengono dedicati circa 34,9 minuti, mentre per la cena si sfiorano i 33.
I primi destinatari dei cibi pronti, ribattezzati anche come alimenti convenienti, sono i single e gli anziani . A loro si rivolge la pubblicità, per loro sono nate confezioni mini anti-spreco. Per loro vengono costruiti menù interi, dal primo piatto, al secondo, fino al gelato. E, per evitare, che la noia li assalga (quella dei sapori standardizzati, per esempio) piombano sul mercato prodotti sempre nuovi. Piatti più o meno elaborati, sapori tradizionali, pietanze rielaborate, gusti etnici. Piuttosto, gusti sempre più saporiti. Che significa sempre più salati. Un dato per tutti: uno studio condotto in Australia ha portato alla conclusione che se le industrie alimentari dimezzassero, per legge, la quantità di sale nelle loro preparazione i casi di ipertensione calerebbero del 18%.
«Quando si cucina a casa - spiega Giovanna Cecchetto che guida l’Associazione nazionale dietisti - si controlla meglio ciò che si mangia. E’ chiaro. Comunque sia è il caso di imparare a leggere bene le etichette dei prodotti. Preferire l’olio extra vergine di oliva e i grassi non idrogenati. Quelli idrogenati, infatti, non sostengono certo la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Quanto a gastronomie e rosticcerie, occhio ai fritti. Con quale olio?».
Un’indicazione semplice danno i dietisti: puntare sulla modica quantità . Nessun veto a cibi pronti industriali o artigianali ma non tutti i giorni di tutto l’anno. «Insomma - aggiunge Cecchetto - ogni tanto intervallare con pasti o cibi preparati a casa. Ci guadagna il gusto, il peso e la salute». Già, il peso.
Domenica 24 Aprile 2011 - 22:18 Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Aprile - 19:13
ilmessaggero.it/articolo.php?id=146896&sez=HOME_PIACERI
Sarà mica colpa della P@tty che avrà diffuso il virus della pigresse a livello nazionale ? :rolleyes:
Scherzooooo.......però c'è da riflettere....la tentazione di comprare tutto pronto c'è eccome....ma noi siam cookine ....e sappiamo scegliere anche tra 4, 6 , o 1000 zompi.
Perchè c'è zompo e zompo eh !