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frangipane
14-07-2006, 22:13
La cucina italiana di inizio secolo era guardata dai francesi come la
parente povera della loro raffinata, eccelsa, regale cuisine (sob!), ma era
in realtà già molto varia e legata a molteplici tradizioni regionali e
locali.
Era molto differenziata per strati sociali che si distinguono tra loro anche
per gli usi della tavola: gli aristocratici si ispiravano alla grande
cuisine francese, raffinata ed elegante, mentre i più poveri si concedono
generose mangiate solo in occasione delle grandi feste religiose o del
carnevale. Ecco che continuano sino ai giorni nostri le abbuffate di Natale,
Pasqua, matrimoni ecc.
Accanto a questi due ceti si va però affermando la borghesia che ha
caratteri propri pure a tavola a cui comincia a dedicare sempre maggiore
attenzione.
E' in questo periodo che i cultori di gastronomia ed i cuochi delle famiglie
signorili codificano nelle loro opere il nostro patrimonio regionale.
Le cucine già si distinguono per gli ingredienti utilizzati:
al Sud: pasta, pomodoro e olio d'oliva;
al Nord: riso, polenta e burro.
(Noi del centro non siamo contemplati :-(
La carne bollita e stufata inizia lentamente ad entrare nell'uso comune, non
più appannaggio di pochi eletti, mentre pollo e cappone sono uno status
symbol delle famiglie povere come sinonimo di benessere e festività.
La cucina dei nobili (Sacculmino) e dei re risente dei vincoli di sangue e
delle parentele d'origine.
I Savoia con influenze francesi, i Borboni con influenze spagnole e
austriache con ingentilimenti alle ricette locali.
Sopravvive ancora la cucina rinascimentale, ma relegata a salse speziate,
timballi, pasticci, dove carni e salumi si legano a lasagne, riso e
maccheroni.


Cambia volto anche la cucina intesa come ambiente, un tempo oscura,
maleodorante e troppo calda, diventa ben aerata, luminosa, spaziosa
e -novità- posizionata vicino alla sala da pranzo. Appaiono le piastrelle su
pareti e pavimenti o le pareti vengono tinteggiate a calce o con pitture
lavabili.
Inizia inoltre l'era del gas e dell'elettricità che mandano in pensione i
vecchi camini e fuochi a murello a tutto vantaggio delle macchine di cottura
in ghisa o lamiera.
Nasce quindi la cucina economica, provvista di numerose bocche servite da un
unico fuoco, prima alimentata a carbone e poi a gas.

Gli utensili assumono le forme di quelli attualmente in uso e le batterie da
cucina diventano irrinunciabili anche per le famiglie più modeste (con la
conseguente tradizione di regalarle per le nozze). Sono di tutti i
materiali: agli oggetti di sempre in legno, argento, stagno, rame,
terracotta e ferro battuto si aggiungono quelli più moderni in vetro,
porcellana, grès, nickel, ghisa e lamiera smaltata.

Anche le abitazioni borghesi sono dotate di camera da pranzo, mentre i ceti
più poveri sono provvisti di sola cucina, dove si spende gran parte della
vita familiare.
I più abbienti tappezzano le sale da pranzo con broccato, cuoio e carta
dipinta, mentre dopo la metà dell'800 diventano di moda le carte da parati
prodotte su scala semi-industriale.
Alle pareti si appendono quadri con nature morte, soggetti gastronomici,
scene di caccia.
I mobili, molto funzionali si fanno più numerosi ed al tradizionale buffet
si aggiungono la credenza, i tavolini a più piani per il servizio, il mobile
per il pane, numerose sedie, imbottite e più attente nel design, ampie
poltrone. Tutt'attorno alla sala su cantonali o tavolini monogamba vengono
esposti vasi in porcellana, statuette settecentesche, miniature, animaletti
in porcellana e cristallo (io me le ricordo anche a casa di mia nonna!),
pezzi pregiati in argento ed altro.
Il pavimento in pietra o cotto viene abbandonato a vantaggio del legno
pregiato.

I pasti, fino ad allora tre nell'arco della giornata, diventarono 4 o anche
5 nel caso di cittadini ricchi. Gli orari, ormai subordinati ad impegni di
lavoro sempre più pressanti ed al fiorire della vita di società si
codificheranno in quelli attuali.

Prima colazione: tra le 7 e le 9
Pranzo: tra le 12 e le 14, non più a base di soli cibi freddi, ma un vero e
proprio pasto.
Spuntino: verso le ore 17. E' appannaggio delle classi privilegiate. Segue
la moda anglosassone ed è a base di bevande calde e pasticcini.
Cena: verso le 8.30
Spuntino leggero: 1 di notte. E' il pasto che viene fatto da chi frequenta
gli spettacoli.
Alcuni di voi seguono ancora la regola dei 5 pasti mi immagino:D

Nelle case borghesi si usa ritrovarsi all'ora stabilita nel salotto attiguo
alla sal da pranzo, quindi il padrone di casa offre il braccio all'ospite
femminile di maggior riguardo, segue la padrona di casa al braccio del
cavaliere di maggior prestigio e così via fino ad esaurimento ospiti.

I vini sono al centro della tavola e subito arrivano le portate, da 6 a 12 a
seconda della ricchezza del padrone di casa.
Se ci sono ospiti di riguardo si inizia con gli antipasti (spesso salumi) e
due minestre (intese come due primi piatti, potevano anche esssere minestre
asciutte). Segue un secondo di pesce e tre piatti di carne : bollito,
fritto, arrosto. Il tutto è accompagnato da contorni e salse varie.
Insalate e piatti freddi precedono formaggi, frutta e pasticceria.
Quindi si passa nel salotto per conversare e bere caffè e liquori. Di solito
gli uomini bevevano in un salotto e le donne nell'altro, anche qui dipende
dalle palanche del padrone.

VINCENZO AGNOLETTI,
romano. Apprende dal padre, credenziere presso i Doria-Pamphili a Roma
l'arte della cucina, affinata grazie all'aiuto di cuochi francesi e
italiani. Viaggiò per tutta Europa prima di diventare, nel 1820, credenziere
e liquorista di Maria Luigia d'Asburgo, moglie di Napoleone, duchessa di
Parma, Piacenza e Guastalla.
Il suo primo libro (4 tomi) fu La Nuova cucina economica, in cui spiega
tutto il suo sapere, elencando in ordine alfabetico alimenti, preparazioni e
ricette molto diversi tra loro.

Ecco la ricetta:

MARIGNANI ALLA MESSINESE
*Marignani = melanzane*
4 melanzane medie oblunghe
100 gr mollica di pane
1 uovo
burro
parmigiano
noce moscata
latte
sale e pepe

Tagliare le melanzane per il lungo e vuotatele più che potete. In una
padella fate sciogliere il burro, mettete la polpa trita delle melanzane,
salate e pepate e fate cuocere una decina di minuti.
Versare in una terrina, far raffreddare e aggiungere la mollica di pane
ammollata nel latte e strizzata, l'uovo, 2 cucchiai di parmigiano, un
pizzico di noce moscata, sale e pepe.
Amalgamare bene e riempire con il composto i gusci di melanzane.
Sistemare le melanzane in una teglia, cospargere di parmigiano grattugiato e
burro fuso (ecco l'influenza dei cuochi francesi!) e infornare a fuoco medio
finchè la superficie non sarà dorata. Servire tiepide.

Altra sua ricetta:

MONDIOTTI ALLA BERGAMASCA

*Mondiotti = Si tratta di una parola dialettale non registrata nei
dizionari, è pressappoco uno gnocco. Tra l'altro si tratta di una ricetta
introvabile nei ricettari.*

200 gr di farina
2 uova
2 cucchiai di parmigiano
300 gr di besciamella
30 gr burro
cannella polverizzata
sale.

Far bollire mezzo litro di acqua salata, aggiungere farina e burro e cuocere
finchè non si stacca dal cucchiaio.
Far raffreddare, unire le uova, il parmigiano, un po' di cannella e un po'
di besciamella.
Amalgamare bene e stendere il composto su una placca lasciandovelo 1 ora.
Far bollire dell'acqua leggermente salata e buttarvi dei pezzi di composto
grossolanamente ritagliati col manico del cucchiaio. Quando vengono a galla
vanno scolati e sistemati in una teglia imburrata, coperti di besciamella e
spolverizzati con parmigiano. Infornare a calore medio finchè non viene la
crosticina dorata.

TIMBALLO ALLA GENOVESE

*Non si sa come mai si chiami così, ma non è sicuramente una ricetta di
stampo ligure.
Il libro che ho letto dice che è riconducibile alla cucina dell'Italia
centrale (Abruzzo), ma a me pare più Napoletano. Non è forse Napoli la
regina dei timballi?
Questo però non ha la crosta di pasta attorno.*

4 uova
2 cucchiai di latte
500 gr besciamella
4 cucchiai di parmigiano
farina
burro
noce moscata
sale
pepe
pangrattato

Rompere le uova e sbatterle con una forchetta (anche perchè con cosa potrei
mai sbatterle? :-))
Unire il latte, parmigiano, un pizzico di noce moscata, sale. Sbattere molto
bene ed aggiungere un po' di farina sino ad ottenere un impasto
consistente. Diluire la pastella con acqua fredda (4 mezzi gusci d'acqua).
Ungere di burro una padella (arieccoce col burro!) di circa 20 cm di
diametro e quando è calda versarci qualche cucchiaiata dell'impasto. La
crespella deve essere larga e trasparente (in pratica una crepes).
Rosolare la crespella da entrambi i lati.
Quando il composto sarà esaurito arrotolare tutte le crespelle e tagliarle
come fossero tagliatelle.
Ungete uno stampo e spolverizzate di pangrattato.
Mettere sul fondo 1/3 delle crespelle, aggiungere 1/3 di besciamella e un
cucchiaio di parmigiano. Continuate sino ad esaurire gli ingredienti.
Sull'ultimo strato mettere dei fiocchetti di burro. Mettere nel forno caldo
e togliere non appena si forma la crosticina dorata. Lasciar riposare
qualche minuto quindi servite.

Questa ricetta mi pare un po' rinascimentale piuttosto che ottocentesca,
perchè non c'è il pomodoro. Avevo lettoanni fa in un libro di storia della
cucina italiana che simili preparazioni esistevano prima del 1600 ma non
dopo.
C'è qualcuno che mi può illuminare su questi usi? C'è qualcosa di simile tra
le vostre ricette del centro e sud Italia?

POLPETTE INVOLTATE ALLA CATANZARESE

*Sono involtini che dovrebbero essere abbastanza comuni anche oggi, magari
con qualche variazione negli ingredienti. Anche qui la domanda non cambia.
Esiste davvero tutt'ora? E voi come le fate?*

4 fette di carne di vitello di circa 120 gr l'una
60 gr lardo
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
4 fettine di provatura
30 gr di uvetta
olio
vino bianco secco
brodo
sale
pepe

Battere le fettine di carne e spalmarle con un battuto di lardo, aglio e
prezzemolo, salare leggermente e coprire con fettine di provatura (che
cos'é? A nome mi ricorda la provola, ma non so....) e uvetta ammollata.
Formare degli involtini e legarli ben stretti.
Tritare la cipolla e farla soffriggere, prima che colorisca unire gli
involtini e far dorare da tutti i lati, unire il vino e farlo ridurre della
metà. Salare, pepare, aggiungere il brodo e portare a cottura.
Sistemare gli involtini su un piatto di portata caldo, filtrare il fondo di
cottura, sgrassatelo e versatelo sopra. Servire immediatamente.

FINOCCHI ALLA BOLOGNESE

*Per quanto riguarda l'origine bisogna fidarci dell'Agnoletti perchè non
risulta più in nessun ricettario. Sono dei finocchi ripieni*

4 finocchi di media grossezza
ragù ristretto di carne
farina
1 rosso d'uovo
burro
pangrattato
parmigiano grattugiato
sale

Mondate i finocchi e scottateli in acqua bollente salata per 10 minuti.
Togliere un po' di polpa dall'interno e riempire con il ragù. Infarinateli
leggermente, passateli nel rosso d'uovo mischiato ad un po' di burro fuso e
impanarli con un impasto fatto di metà parmigiano e metà pangrattato.
Sistemare i finocchi in una teglia, porre dei fiocchi di burro sopra ed
infornare fino a doratura. Servire immediatamente.

SUBRICCHE ALLA PIEMONTESE

*Subricche = crocchette. Anche questa preparazione non è più reperibile nei
ricettari.*

1 kg di erbette
150 gr di burro
2 uova
3 cucchiai di parmigiano
cannella polverizzata
farina
sale
pepe

Nettare le erbette e lavarle in molte acque, porle al fuococon pochissima
acqua e cuocerle 10 minuti. Strizzarle e far raffreddare. Tritarle finemente
e, in una terrina mescolare con 2 uova, 50 gr di burro disciolto, il
parmigiano ed un pizzico di cannella. Salare, pepare ed amalgamare bene il
composto.
Formare delle crocchette e passarle nella farina. In una padella far
spumeggiare il burro e friggere le subricche, voltandole delicatamente.
Sgocciolare e servire tiepide.

$$$$$$$$$$$$

Il discorso dei dolci per Agnoletti merita un discorso a parte perchè pare
fosse un'autorità in materia.
Nel suo primo libro trattò dei vari metodi per confezionare biscotti,
canditure, composte, confettura, cioccolata, sorbetti ecc.
Soprattutto alla corte dell'ex-imperatrice si applicò in questo campo in
quanto la Maria Luigia era assai golosa di dolciumi e più volte soffrì
d'indigestione.
Qui sviluppa, accanto alle ricette di origine austriaca, tedesca e
ungherese, tutta una serie di preparazioni tipiche del nostro paese.
Particolare risalto viene dato ai colori per decorare le paste, alle
confetture, ai liquori e alla tecnica per colorare la polvere di marmo che
ornava i parterres dei desserts. E' proprio lui che ci conferma che il
"pastillage di credenza", ovvero sculture in pasta di zucchero poste al
centro della tavola, sono state da poco sostituite con gruppi di figure,
vasi, colonne e templi in porcellana o pietre dure oppure con canestri
contenenti frutta e fiori.
Agnoletti trascura invece la frutta candita, ormai non più di moda, mentre
esalta rosoli, liquori preparati con zucchero e spirito, vini composti e
sorbetti gelati a base di alatte e uova oppure di frutta.
Nel 1830, ormai "Credenziere e Liquorista pensionato di S.M.I. e R.
l'Arciduchessa d'Austria Maria Luigia Duchessa di Parma, Piacenza e
Guastalla" (pant pant.....) pubblica a Roma il Manuale del Credenziere,
Confettiere e Liquorista, di gusto ormai moderno. Si tratta però della
riedizione rivista ed aggiornata di un suo manuale apparso 8 anni prima.
Ma il suo capolavoro fu "Manuale del Cuoco e del Pasticciere" edito in tre
volumi nel 1832-34 a Pesaro.
Questo libro si differenzia dagli altri perchè finalmente diviso per
argomenti. Non manca la pasticcieria austriaca di cui era diventato maestro
durante il soggiorno a Parma, ma introduce anche ricette italianissime ed il
metodo Appert per la conservazione del cibo.

ANTINELLI ALLA MANTOVANA

*Antinelli = antica voce non registrata nei dizionari. Sono biscottini
simili ai milanesi oss de mord (ossa da mordere), preparazione antichissima
che deve il nome al fatto che sono durissimi però friabili*

Per circa 500 gr di biscotti:
150 gr di mandorle dolci
150 gr di zucchero
150 gr farina bianca
cannella polverizzata
marsala secco
burro

Pelare e tritare le mandorle, unirle allo zucchero e alla farina. Aggiungere
la cannella e tanto Marsala quanto basta ad avere una pasta piuttosto soda.
Formare tanti bastoncelli lunghi quanto il dito medio (non l'ho scritto
io....), poneteli su una placca imburrata ed infarinata ed appiattiteli un
poco. Infornare a fuoco medio per 40 minuti. Far raffreddare e conservare in
un vaso a chiusura ermetica.

ZEPPOLE DI SEMOLELLA ALLA NAPOLETANA

*E' una delle tante ricette di zeppole che si differenzia però per l'uso del
semolino e l'assenza di uova*

100 gr semolino
100 gr farina bianca
100 gr burro
1 bicchiere di vino liquoroso dolce
sale
olio per friggere
zucchero a velo

Mettere in un tegame a fondo pesante il burro, un pizzico di sale, il
bicchiere di vino ed un bicchiere d'acqua, far bollire e versare a pioggia
farina e semolino. Mescolare energicamente con un cucchiaio di legno fino a
formare una pasta elastica che si stacchi dal fondo. Togliere dal fuoco e
far intiepidire. Fare con la pasta dei rotolini e congiungeteli formando
delle ciambelline. Punzecchiatele con una forchetta e friggetele in
abbondante olio bollente.
Disporle su un piatto da portata coperto da un tovagliolo, spolverizzate di
zucchero a velo e servite.

ROSOLIO DI CHINA

*Copio paro paro "Questa è la vera maniera di fabbricare il rosolio di
china, mentre l'alkool è quello che ne scioglie la parte resinosa, e l'acqua
ne scioglie la parte gommosa e salina; cosicchè con questo metodo si estrae
tutta la sostanza della china"*

Per 1 litro e 1/2 di rosolio:
50 gr di corteccia di china
1/2 litro di alcol a 95°
1/2 kg zucchero

Porre la corteccia ammaccata in infusione nell'alkool per 10-12 gg. Quindi
filtrare e mettere la china già infusa in una casseruola con 2,5 dl d'acqua,
far bollire coperto finchè il liquido non si riduce della metà. Preparare lo
sciroppo di zucchero facendolo bollire con eguale quantità d'acqua.
Riunire i tre elementi, filtrare e imbottigliare.

frangipane
22-07-2006, 20:33
LA CUCINA PIEMONTESE E GIOVANNI VIALARDI

La società borghese del XIX secolo vede via via scomparire lo stuolo di
cuochi, servitori e camerieri mentre acquista sempre più importanza il ruolo
della casalinga, aiutata dalla cuoca o dalla domestica di casa.
Nascono così i primi libri studiati non per dei professionisti ma per le
donne di casa.
"La cuciniera di città e di campagna"di Louis Eustache Audot, edito a Torino
nel 1845 e riproposto in ben 65 edizioni è uno dei primissimi libri che si
proponeva di dare un aiuto alle donne occupaate in cucina, oltre che essere
uno strumento di informazione e consultazione.
Audot rinnega la cucina napoleonica per le sue manie di grandezza,
richiedendo 12 anatre arrosto per ricavarne una salsa per 15 uova, oppure 2
noci di vitello, un fagiano, 4 pernici, un cuore di prosciutto ed una
bottiglia di Madera per confezionare una salsa spagnola; Audot vuole
proporre un modo di cucinare più semplice, riservato alle massaie che non
devono imbandire abitualmente un pranzo ricercato ed elegante.
Grazie alla sua esperienza in città e campagna, oltre che all'estero,
compone un manuale che mira a mettere in luce l'aspetto pratico e manuale
del cucinare.
Il libro inizia infatti con una descrizione degli utensili e degli
apparecchi necessari in una cucina (come in un libro che era stato regalato
a mia mamma nel 1970 quando si sposò!), oltre che con dettagliate
illustrazioni (una novità assoluta per il mercato italiano)su come tranciare
in tavola carni e pesci, terminando con una serie di preparazioni della
cucina inglese, tedesca e polacca.
Nelle edizioni successive, pubblicate in Francia propone alcune ricette
medievali francesi, oltre a piatti italiani, affermando però che i 2/3 dei
piatti italiani sono di origine francese ma preparati in modo da non
assomigliare per niente al piatto originario.
Chapusot pubblicò invece nel 1846 a Torino "La cucina sana, economica ed
elegante". Questi è convinto assertore della cucina igienica, sana,
nutriente ed economica. Critica ferocemente i testi passati definendoli "un
guazzabuglio di ricette di cibi grossolani, bisunti quasi sempre,
riscaldanti, nauseanti, contrari al fine cui si deve intendere una buona
tavola".
Predica la parsimonia nell'uso del sale e dei condimenti e raccomanda l'uso
del piatto unico.
La sua cucina non propone alcuno spunto interessante: la sua preoccupazione
è solo quella di trovare piatti economici suggerendo ingredienti alternativi
ai più costosi.

Grande cuoco fu invece GIOVANNI VIALARDI che lavorò alla corte dei Savoia
sotto Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II.
Professionista di grandi capacità, fece il suo apprendistato presso cuochi
italiani e stranieri, confermandosi cuoco di prim'ordine.
Soprattutto è uno dei pochi attenti a dettagliare esattamente le dosi dei
preparati secondo il nuovo sistema metrico decimale adottato nel 1845 nel
Regno.
Un anno prima pubblica "Trattato di cucina, pasticceria moderna, credenza e
relativa confettureria", con lo scopo di insegnare a dilettanti e giovani
cuochi il modo semplice, economico ed elegante di comporre un pasto,
convinto che gli italiani fossero primi in quest'arte, poi copiata dai
francesi.
La sua è la cucina della corte piemontese con influssi di chiara matrice
austriaca (Maria Teresa di Lorena e Maria Adelaide d'Austria rispettivamente
le mogli di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II). Sempre più frequenti si
fanno però le ricette piemontesi, ma anche genovesi, nizzarde e sarde, delle
regioni che componevano quindi il Regno di Sardegna.
Le sue ricette hanno perso la fibra settecentesca con componenti onipresenti
in ogni preparazione, acquisendo così una funzione indipendente. Nascono
quindi le prime ricette destinate ai bambini, ai malati, alle puerpere.
Un capitolo a parte è dedicato ai piatti freddi, che la moda voleva composti
in mirabolanti costruzioni architettoniche tenute assieme da gelatine
bianche e rosse, burri colorati e legumi, a forma di castello, fortezza,
ponte,canestro ecc.
Ma è la pasticceria a cui dedica il suo amore (essendo pasticciere) con
ricette per costruire templi, castelli, padiglioni, case alpestri con
elementi colorati e commestibili.
A chiusura un capitolo su caffè, cioccolata, tè, composte di frutta,
macedonie, creme gelate ecc.


TOMATICHE FARCITE COL RISO ALLA NOVARESE

*Antica ricetta di pomodori farciti di riso, solo che sono fritti*

8 pomodori
1 cipolla
70 gr burro
200 gr riso
50 gr parmigiano
1 uovo sbattuto
pangrattato
olio per friggere
sale
pepe

Gettare per un momento le 8 tomatiche nell'acqua bollente, pelatele,
vuotatele levando semi ed un po' di polpa.
Friggere ben bionda la cipolla con mezzo ettogramma (c'è scritto proprio
così, al femminile!) di burro, aggiungere la polpa tolta al pomodoro,
friggere ancora un poco e versatevi sopra mezzo litro di acqua ed un po' di
sale. Lasciar bollire e passare alla stamigna (= setaccio); riposto sul
fuoco aggiungetevi due ettogrammi di riso e fate cuocere; cotto al punto e
spesso, conditelo di buon gusto con burro (20 gr), cacio, sale e pepe.
riempitene le tomatiche un po' raffreddate, bagnatele nell'uovo sbattuto,
rivolte nel pane grattugiato friggetele nell'olio in padella sul fuoco;
cotte adagio, di color biondo e croccanti servitele.

ZUPPA ALLA CANAVESANA (TOGNAQUE)

*La ricetta attuale non dovrebbe essere molto dissimile, anche se il pane
viene attualmente fritto nel burro invece di essere abbrustolito*

1 kg cavolo verza
150 gr lardo
50 gr burro
2 spicchi d'aglio
1 litro di buon brodo
8 fette di pane abbrustolito
parmigiano
sale
pepe

Pulite il cavolo e tagliatelo fine, ponetelo in un tegame con il urro ed un
trito di lardo e aglio. Fatelo cuocere di un color biondo, versatevi il
brodo e finitelo di cuocere tenero aggiustandolo di sale.
Avrete del pane graticolato, mettetelo in un recipiente da forno e versatevi
sopra i cavoli col brodo, spolverizzate con un po' di parmigiano e pepate.
Fate gratinare la zuppa affinchè formi un bel color bianco e servitela
subito.

MINESTRONE DI FAGIUOLI VERDI ALLA PIEMONTESE
*I fagioli usati sono detti "della regina" e dovevano essere simili alle
nostre taccole. La minestra è attualmente in disuso, ma esiste ancora nelle
campagne.*

500 gr taccole
1 litro brodo di carne
100 gr lardo
2 spicchi d'aglio
alcune foglie di salvia
1 foglia alloro
cerfoglio
parmigiano grattugiato
crostini di pane abbrustolito

Levate il filo ai due lati e rompete le punte alle due estremità dei
fagioli. Getatele nel brodo bollente insieme ad un trito di lardo e aglio,
alcune foglie di salvia, una di alloro e un po' di cerfoglio.
Mettete sul fondo dei piatti dei crostini di pane e, appena le taccole
saranno tenere, versatevi sopra la minestra. Servire con a parte parmigiano
grattugiato.

Mi sembra una ricetta sfiziosa, anche se ridurrei drasticamente il
quantitativo di lardo.


BISCOTTINI DI NOVARA
*La ricetta è uguale a quella di oggi, l'unica differenza è che in questa
c'è un po' di cannella.*

200 gr farina
200 gr zucchero
3 uova + 1 tuorlo
cannella in polvere
burro

Imburrare una teglia e cospargerla di farina.
Sbattere le uova ed il rosso con un po' di cannella e lo zucchero, appena il
composto è montato e di colore chiaro aggiungere sbattendo la farina.
Riempire una tasca da pasticcere a bocchetta larga e liscia e formare sulla
teglia dei nastri lunghi 6-7 cm. Lasciar riposare 15 minuti e infornare a
180°C per 3 minuti.
Far raffreddare e servire.

RATAFIA' DI NOCI STOMATICO
*Ratafià = Liquore confezionato con essenze di frutti vari; stomatico =
digestivo.
E' una delle circa 150 ricette di nocino esistenti per confezionare questo
tradizionale liquore di origine emiliana.

12 noci ancora verdi
1 litro di alcool a 95°
600 gr zucchero
1 gr chiodi di garofano
1 gr cannella

Prendere le 12 noci ancora verdi e tenere che si possano facilmente
trapassare con una spilla, pestatele nel mortaio. Poste in un fiasco (adesso
è meglio un recipiente ermetico) con un litro di spirito di vino (alcol), 1
gramma di garofani (chiodi) ed altrettanto di cannella e lasciate così per
55 giorni, scuotendo ogni 8 giorni; tolte quindi le noci, unite lo spirito a
6 ettogrammi di zucchero prima ben fuso in 2 quinti d'un litro d'acqua,
filtrate il tutto alla carta sciugante e conservatelo (almeno 6 mesi) turato
in bottiglie.

Saltando l'Artusi, ben noto a tutti voi, si passa quindi al futurismo ed
alla rivoluzione gastronomica di MARINETTI, sì proprio lui quello del
manifesto del futurismo (http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=18314)!
Proprio Marinetti, agli inizi dei ruggenti anni Trenta affermava:
<La rivoluzione cucinaria futurista si propone di modificare radicalmente
l'alimentazione della nostra razza [sigh!], fortificandola, dinamizzandola e
spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l'esperienza,
l'intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la
banalità, la ripetizione e il costo.>

Ricordiamoci che siamo in piena crisi economica mondiale (il famoso venerdì
nero del 1929) e quindi occorre proporre una cucina economica, ma
fantasiosa, anche se non .....da chef!
Sotto l'esempio di Marinetti una quindicina di scrittori, pittori, poeti,
ceramisti, ingegneri ed il proprietario ed il cuoco di un ristorante
decidono di riformare la cucina e la gastronomia.

Tagliando abbondantemente il superfluo ecco quanto propagandato dai
futuristi:

<Convinti che nella probabile conflagrazione futura vincerà il popolo più
agile, più scattante, noi futuristi dopo aver agilizzato la letteratura
mondiale con le parole in libertà e lo stile simultaneo [......] crediamo
anzitutto necessaria:
a) L'abolizione della PASTASCIUTTA, assurda religione gastronomica italiana
[....]agli Italiani la pastasciutta non giova. Per esempio, contrasta con lo
spirito vivace e con l'anima appassionata, generosa intuitiva dei napoletani
[...]. Nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e
sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo.
b) L'abolizione del volume e del peso nel modo di concepire e valutare il
nutrimento.
c) L'abolizione delle tradizionali miscele per l'esperimento di tutte le
nuove miscele apparentemente assurde [...].
d) L'abolizione del quotidianismo mediocrista nei piaceri del palato.
Invitiamo la chimica al dovere di dare al corpo le calorie necessarie
mediante equivalenti nutritivi gratuiti di Stato, in polvere o pillole,
composti albuminoidei, grassi sintetici e vitamine.
Si giungerà così ad un reale ribasso del prezzo della vita e dei salari con
relativa riduzione delle ore di lavoro [...]. Questo permette di
perfezionare e nobilitare le altre ore col pensiero le arti e la
pregustazione di pranzi perfetti.>

.....

Comunque il primo pranzo futurista si ebbe l'8 marzo 1931, primo di una
lunga serie di banchetti (famoso quello dell'Esposizione Coloniale di Parigi
nel Padiglione Italia).
Il pranzo futurista esige un cuoco artista e regista, ed i commensali devoo
essere disposti a diventare i protagonisti di un happening.

Ecco la descrizione fedele di un pranzo futurista:

PRANZO AEROPITTORICO IN CARLINGA

Nell'ampia carlinga di una grande Autostabile De Bernardi, fra le
aertopitture dei futuristi Marasco, Tato, Benedetta (non io!), Oriani e
Munari, che si legano alle aerocime e alle nuvole dell'orizzonte navigato a
1000 metri, i commensali liberano dai gusci intatti 5 aragoste e le lessano
elettricamente nell'acqua di mare. Le imbottiscono di una poltiglia di rossi
d'uova, carote, timo, aglio, scorza di limone, uova e fegato d'aragoste,
capperi. Le cospargono di polvere di curry e le rimettono nei loro gusci qua
e là tinti di blu di Mitilene.
Bizzarramente poi le 5 aragoste verranno disposte in disordine e distanziate
su una grande aeroceramica Tullio d'Albisola materassata di venti qualità
diverse d'insalata: queste geometricamente disposte a quadretti. I
commensali, impugnando dei campaniletti di ceramica pieni di Barolo misto
con Asti spumante, mangeranno così villaggi, fattorie e pianure rapite in
velocità.

Qualche breve e disgustosa ricettina:

PROMONTORIO SICILIANO

Tonno, mele olive e noccioline giapponesi si tritano insieme. La pasta che
ne deriva si spalma su una frittata fredda di uova e marmellata.

TROTE IMMORTALI

Imbottire delle trote con noci tritate e friggerle in olio d'oliva.
Avvolgere le trote in sottilissime fette di fegato di vitello.

A CACCIA NEL PARADISO

Cuocere lentamente una lepre nel vino spumante dove si diluisce della
polvere di cacao, fino a consumazione. Poi tenerla infusa per un minuto in
molto sugo di limone. Servirla in un'abbondante salsa verde a base di
spinaci e ginepro, punteggiata di bomboloni argentati che ricordano i
pallini dei cacciatori.

MAMMELLE ITALIANE AL SOLE

Si formano due mezze sfere colme di pasta candita di mandorle. Nel centro di
ognuna si appoggia una fragola fresca. Indi si versa nel vassoio zabaione e
zone di panna montata. Si può cospargere il tutto di pepe forte e guarnire
con peperoncini rossi.

Inutile dire che le proposte futuriste hanno scatenato sanguinose polemiche
in Italia (per la pasta) ed all'estero.
Inutile anche parlare del battage pubblicitario e delle sue conferenze che
inevitabilmente finivano in rissa.....
Nonostante non si possa parlare di cucina si può notare come certi
accorgimenti siano stati poi realmente utilizzati: gli accostamenti
dolce-salato, le cotture brevissime, la riduzione dell'uso della pasta, ma
soprattutto la presentazione del piatto in tavola.

kaiakaia
28-06-2008, 23:21
ciao!!
molto interessante la tua stiria della cucina

ti scrivo a proposito del timballo alla genovese: io sono abruzzese, e in effetti nella nostra cucina tipica (soprattutto della zona di teramo) hanno un posto importante le "scrippelle", che sono delle crepes come quelle che tu descrivi nel timballo.
l'uso principale delle scrippelle e' in due piatti: timballo di scrippelle (lasagna fatta con le dette scrippelle, ragu' di carne o sugo di pomodoro condito con polpettinedi carne, mozzarella e piselli), ma si puo' fare anche in bianco o con altre varianti familiari; e "scrippelle 'mbusse" (cioe' bagnate): scrippelle arrotolate su se stesse con dentro una cucchiata di parmigiano o pecorino, disposte in un piatto fondo (3 per porzione) e innaffiate di brodo di carne ottimo e bollente.

una curiosita' sul nome del tuo piatto: da noi un piatto abbastanza usuale nelle famiglie e' la "genovese" che come a napoli e' uno stracotto di vitello in bianco, con carota cipolla e sedano,tirato con vino bianco e brodo.

Patty53
29-06-2008, 09:05
Non si finisce mai d'imparare e comunque anche in questo caso "historia magistra vitae" per dirla all'antica...Grazie

dianep
29-06-2008, 09:39
Interessantissima questa "lezione" di storia dell'arte culinaria con relative ricette. Magari ce ne fossero altre per conoscere le origini della nostra meravigliosa cucina italiana. Grazie!

vivalapappa
29-06-2008, 12:36
Grazie per questi magnifici posts.More please.....
Bacioni,Viva

Nancy90
29-06-2008, 13:56
Nooo che bella la storia della cucina italianaaaa:D:D!

(:-*(:-*