Visualizza Versione Completa : Pasta fresca
Nonnochecchin
23-02-2005, 20:24
Carissimi Utenti ed Ospiti di questo interessantissimo Cookaforum,
Certamente frequentare questo “sito web” significa avere amore e grande interesse nella gastronomia e in tutto ciò che essa rappresenta nella ns. storia , tradizione e cultura.
Bene, desidero sollevare un problema che ormai si sta trascinando da anni nel ns. quotidiano modo di vivere:
perché nella terminologia che definisce i prodotti di pasta fresca non c’e alcuna differenza tra quella prodotta nelle piccole aziende artigiane e che ha una durata di 3-4 gg. e quella a lunga conservazione prodotta da grandi industrie alimentari.
Eppure le qualità organolettiche e le caratteristiche sono molto diverse tra le due tipologie.
Non ritenete giusto che la legislazione italiana debba prevedere una dizione specifica per ciascuna di queste produzioni?
Vorrei che esprimeste la Vs. opinione su questo argomento che investe un patrimonio storico di tutte le ns. Regioni.
Con grande simpatia per tutti Voi.
Nonnochecchin
Onestamente non conosco la legislazione in materia, però credo che sia opinione comune di differenziare la pasta fresca fatta in casa oppure nelle botteghe specializzate dai prodotti reperibili nei supermercati tipo Rana, Buitoni etc etc.
In questo caso non so quanto una distinta dicitura possa servire, ovvero anche se sono d'accordo con la distinzione dei prodotti non credo che le persone che acquistano questi prodotti si fermino al nome stampato sulla busta.
Penso anche che sia difficile trovare un termine valido .... potrebbe essere, come nel latte, "a lunga conservazione"?
Nonnochecchin
04-03-2005, 22:25
Gent.mo Luca, ho atteso a risponderLe per due motivi:
il primo dovuto a impegni di lavoro.
il secondo dovuto alla mia inesperienza nell’uso del Forum: avevo completato una risposta piuttosto articolata ma quando l’ho inviata l’ho persa e non c’è nulla di più frustrante di perdere quanto con impegno si è già scritto (ancor peggio: non sono nemmeno riuscito a capire perché non è partita).
Cercando di riprendere questo argomento che mi interessa così da vicino vorrei proporre a Lei e a probabili altri lettori ( sono rimasto un po’ deluso dall’assenza di altri interventi) alcuni argomenti.
Il prodotto a lunga conservazione deve avere proprietà che gli consentano di mantenere una bassissima carica batterica e i processi necessari ad ottenere questo obiettivo (atmosfera modificata, pastorizzazione ecc.. ) ne modificano certamente le proprietà organolettiche, di sapore e di profumo; per non parlare di un aspetto fondamentale: l’alta umidità del prodotto SUPERFRESCO (chiamiamolo così), che è conseguenza della deperibilità della pasta fresca (parliamo anche e soprattutto di ravioli ripieni), è anche quella che consente l’esaltazione dei sapori di questi prodotti deve essere obbligatoriamente abbattuta in un prodotto conservato.
Non sono un “ Nutrizionista ” ma sono convinto che non solo viene abbattuta l’umidità e con essa l’esaltazione dei sapori e dei profumi ma anche molte delle proprietà organolettiche di questi prodotti.
Io credo che, soprattutto in Italia, dovrebbe esistere una qualche forma di “Educazione permanente sugli alimenti”.
Sarebbe un modo per difendere la qualità della vita e per non creare nel tempo un popolo incapace di non omologarsi a tutti quei prodotti industriali che tendono ad appiattire il ns. modo di vivere.
Cosa rappresenta in fondo questo Forum se non anche l’espressione della propria individualità fatta conoscere agli altri trasmettendo intensità di profumi, di sapori, di creatività o anche di salvaguardia delle esperienze gastronomiche dei nostri vecchi.
Credo che uno stato moderno debba farsi carico di questo ed una società che vuole crescere non debba abbandonare tale ricerca.
Allora deve essere trovata una formula, una definizione che differenzi il prodotto SUPERFRESCO da quello a lunga conservazione e bisogna perseguire quella che prima ho chiamato “Educazione permanente alimentare”.
Cordialissimi saluti.
Nonnochecchin
Ammetto di essere ignorante in materia e spiego meglio.
Vengo da una regione e ancora di più da una famiglia che non acquista i prodotti a base di pasta fresca (salvo rari e del tutto eccezionali casi ..... riferimenti a persone sono del tutto casuali :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes: :rolleyes: ;) ) essendo nostra la cultura dei primi piatti tipo lasagne, cannelloni, cappelletti, tortelli, ecc. e li prepariamo a casa.
Credo che i due prodotti abbiano due diversi tipi di clientela, sono certa che chi acquista prodotti a livello artigianale non entrerà mai in un supermercato ad acquistare una confezione prodotta a livello industriale.
Come sono certa che un prodotto a livello artigianale non sarà mai venduto in un supermercato e spero che mai sarà venduto proprio per tutelarne l'artigianilità.
Credo che sia anche questo un fatto assoluto di garanzia di freschezza del prodotto artigianale.
:)
Nonnochecchin
05-03-2005, 22:37
Cara Cinzia,
Ti ringrazio dell' intervento: ma non Ti senti abbindolata http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon9.gif quando ascolti la pubblicità in TV che parla di Pasta fresca e certamente pensi alle sfoglie che Tua nonna, Tua mamma e Tu stessa preparate in casa ???
E questa pasta fresca (Tagliatelle, Ravioli …. a lunga conservazione) te la trovi magari in alcuni Ristoranti –non faccio di un’erba un fascio- che non hanno nemmeno l’obbligo di mettere un’asterisco come si fa col pesce per precisare che non si tratta di pasta fresca fatta in casa?
Sai quale è il vero problema ??? e non voglio saltare di “palo in frasca”.
Quando la pubblicità propina il “Caciucco alla Livornese” c’è certamente chi lo acquista e se costui ha la fortunata occasione di andare a Livorno e assaggiare l’originale rischia che non gli piace più quest’ultimo dopo avere per troppo tempo fagocitato quello della pubblicità.
Vai poi a leggere le etichette dei vasetti di pesto alla genovese e troverai gli “anacardi”, che è un trito di arachidi, invece dei pinoli.
Il consumatore si abitua a quel sapore e quando assaggia il vero pesto alla genovese rischia che non gli piace.http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon8.gif
Il consumatore non è stupido ma ha spesso troppo poco tempo nella vita frenetica di oggi per selezionare gli acquisti o dove acquistare ed allora se non vi è una educazione alimentare è facile perdere di vista i giusti sapori.
Ritornando a bomba http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon10.gif credo che ci dovrebbero essere obbligatoriamente dizioni precise e corrette che differenzino con grande chiarezza la pasta fresca ( che ha una durata di 3/4 gg. ) da quella a lunga conservazione proprio per rendere semplice e di facilissima lettura anche al consumatore frettoloso tale differenza.
Cari saluti.
Nonnochecchin
Però Francesco scusami per la domanda che farò ora ..... sicuramnete è sciocca :o ma "la pasta fresca artigianale" non si acquista solo nelle gastronomie o direttamente dal produttore?
Se entro al supermecato nel banco frigo trovo solo la pasta fresca prodotta a livello industriale ..... o mi sto sbagliando?
Già questo secondo me è un buona differenziazione per il consumatore.
Altro discorso per i ristoranti ..... li si andrebbe ben specificato se la pasta è fatta direttamente da loro oppure no ..... in diversi ristoranti dove vado sono soliti dirmelo a voce però credo sia giusto anche vederlo scritto ;)
Il caciucco, il pesto, ecc. sono solo esempi verissimi di quello che succede oggi, vengono messi in commercio preparazioni che nulla hanno a che fare con il piatto tipico che dovrebbero rappresentare, però anche li dobbiamo distinguere quella che è la ricetta tradizionale (che ha già diverse varianti) da quello che si mangia nei ristoranti o nelle famiglie (ricette completamnete diverse una dall'altra poco ma sicuro!!!!!) ..... alla fine mi domando come si possa "etichettare" un piatto con un nome quando esistono davvero tante e poi tante varianti
:)
Io sono molto ignorante in materia,ma penso però che in Italia il cibo,sia a livello di qualità di prodotti che di modi sani di cucinare, dovrebbe rappresentare un bene da preservare ed io,in tutta onestà non credo che il problema principale sia quello legislativo,ma di interesse comune dei consumatori che per ovvi motivi(metti che lavoriamo e facciamo le rincorse,metti che certi prodotti "freschi"effettivamente costano notevolmente di più)non si pongono problemi nel comprare i primi ingredienti che capitano e purtroppo sono d'accordo con Francesco,vengono alterati i sapori e ci abituiamo a mangiare in maniera"alterata";ad esempio,la maggior parte delle mie colleghe fanno le lasagne adoperando queste "sfogliavelo"di note ditte che trovi al supermercato nel banco frigo,besciamelle già pronte,ragù fatto in 10 minuti...Conclusione,di tutto sanno tranne che di lasagne ed il problema è che per loro quelle sono le classiche lasagne e ne vanno tanto fiere...
Tutto vero,la besciamella pronta mi fà venire l'acidità di stomaco e lo stesso dicasi per il ragù pronto.
Sulle paste a lunga conservazione però non creerei una demonizzazione,a saperla trattare cioè evitando di cuocerla direttamente in teglia ma prelessandola è un acettabile succedaneo e usarla sarebbe già un enorme passo avanti,si rinuncerebbe così a schifezze precotte e congelate.Altro discorso i sughi e le salse lì è meglio sorvolare.
Il concetto di Superfresco potrebbe esser introdotto per via legislativa,ma a livello pratico non sò quanto potrebbe incidere sulle abitudini dei consumatori in generale abbastanza scafati in materia,e ben consapevoli di quel che comprano e di dove comprano,nel bene e nel male.
Nei ristoranti certo sarebbe logica una dicitura in menù,anche auspicabile, e nessuno comunque vieta al ristoratore di scrivere che la pasta servita è prodotta artigianalmente,e d'altro canto non credo si possa confondere un raviolo o un piatto di tagliatelle o cannelloni artigianali con uno di produzione industriale.
In quanto all'educazione alimentare,dubito possa esser insegnata se non famiglia altrimenti diventerebbe un'altra materia tipo l'Educazione Civica che tutti studiano e nessuno conosce.
Ruolo fondamentale devono averlo i genitori e non demandare ad altre istituzioni nella speranza che in qualche modo sostituiscano il loro ruolo,
si cominci ad insegnare ai figli che il Mac può andar bene una tantum per passare una sera con gli amici,ma che non deve essere un'abitudine,ci si sobbarchi l'onere di ospitare i ragazzi anche tra le mura domestiche e gli si faccia assagiar una pizza casalinga....................
Si insegni con l'esempio personale altrimenti nulla potrà cambiare le loro abitudini,se son anche le nostre.
Però se non si è disposti a qualche piccolo sacrificio non ci si lamenti di una gioventù obesa da hamburgher :D e patatine fritte precotte,ultrsalate e piene di insaporitori di dubbia provenienza,e fritte in un'olio che fa salire il colesterolo solo guardarlo.
Ropa55.
Concordo pienamente.Mi ricordo che quand'ero piccola per merenda mia mamma,come le mie zie per i cuginette,erano abituali prepararci dei panini con la marmellata,fette di crostate e torte fatte in casa,pane e olio...Adesso vai giù di schifezze varie:pacchetti di patatine,estathè,merendine supercaloriche e non una,ma due o tre alla volta...Allora anch'io arrivo alla conclusione che questo problema si può risolvere principalmente,se non addirittura esclusivamente,con l'esempio in casa...Se ai bambini certe cose non vengono insegnate o peggio,vengono insegnate in una maniera distorta...:confused:
Infatti concordo pienamente :)
Forse proprio perchè sono stata cresciuta anche io così con merende tipo pane e marmellata o burro e ucchero o fetta di torta, ecc. oppure con pasta fatta rigorosamente in casa certi piatti evito di comperarli pronti ..... mi sarà capitato solo una volta di avere acquistato un paio di cose ma preferisco i sapori di casa e quindi la fretta la lascio fuori dalla porta ;)
Se invito qualcuno a pranzo o a cena cucino io (vabbè anche la mamma :D :D :D :D :D ;) ) però evito di comperare cose preparate prima per i sapori poi perchè non mi danno soddisfazione.
Ricordo ancora quando da piccola andavo da mia nonna e lei partiva la mattina presto a preparare il sugo di carne, l'arrosto, la pasta :p: :p: :p: :p: :p: ..... si l'esempio importante deve essere dato in casa.
:)
Nonnochecchin
08-03-2005, 03:33
Cari amici/e
Ho letto con interesse e con grande piacere i vs. interventi http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon7.gif. E’ stata per me la conferma che chi partecipa a questo Forum ha desiderio non solo di fare conoscere agli altri le proprie ricette e le proprie esperienze gastronomiche ma è anche rivolto a problematiche più generali che riguardano il ns. modo di vivere.
Luca ha fatto bene a introdurre questo tread (sto cercando di imparare le vs. espressioni, non so se in modo corretto http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon11.gif) perché dà l’opportunità a tutti di ampliare gli argomenti su cui esprimersi.
Credo che l’amore verso la cucina debba in primo luogo partire dalla possibilità di acquistare con consapevolezza quanto verrà usato per imbandire la tavola.
E questa consapevolezza può derivare solo dall’informazione il più dettagliata possibile di quanto acquistiamo e delle sue caratteristiche.
Sono d’accordo con “ropa55” che questo deve avvenire per via legislativa: bisogna obbligare, in questo mercato sempre + globalizzato, il produttore, chi commercializza, chi distribuisce ecc…a dare tutte le indicazioni necessarie.
Con questo non voglio demonizzare la globalizzazione ma è però diritto del cittadino la possibilità di decidere consapevolmente se vuole comprare basilico genovese, siciliano o nord-africano o ancora pesce giapponese, argentino o italiano.
Ultimamente su questo problema si sono fatti alcuni passi avanti ma secondo me non sono ancora sufficienti.
C’è poi il problema della consapevolezza di quali sono le proprietà e le conseguenze anche positive di ciò che si mangia o che si dà ai propri figli: mi spiego meglio: pane e marmellata come dice “deni” o merendine? Quante volte abbiamo assistito in televisione a dottissimi professori che quando parlano di alimentazione lasciano nel vago http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon8.gif se è meglio mangiare pane burro e zucchero “LUNA_BLU” o altro………
L’educazione alimentare certo, come dice “ropa55”, deve iniziare in famiglia: ma non vi è mai capitato in ristorante di ascoltare quanto avviene nel tavolo vicino? Il bimbo che sceglie un piatto gustoso di primi e la mamma o il papà che gli dicono: la vuoi la Coca Cola http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon9.gif mentre al bimbo non passava nemmeno nell’anticamera del cervello e forse gli sarebbe andato benissimo bere l’acqua. Non bisogna allora educare anche noi adulti?
Ecco, quando parlo di educazione permanente, intendo che la televisione di stato o comunque gli organi di informazione riferiscano conoscenze corrette e non silenzi maliziosi o ancor peggio messaggi sbagliati.
Cara Cinzia non può essere sufficiente a differenziare la freschezza di un prodotto solo il fatto di dove si compra oppure saper cuocere come dice “ROPA55” anche la pasta a lunga conservazione in modo da trarne il migliore dei risultati: deve esserci anche una precisa differenza di denominazione; poi starà al consumatore nella piena e consapevole conoscenza delle caratteristiche dei singoli prodotti fare la propria scelta.
Ho timore di avere stancato, perciò mi fermo qui e Vi chiedo scusa della lungaggine.
Rinvio ad una prossima volta i problemi sollevati circa il “caciucco alla Livornese” preannunciandoti cara Cinzia che ho comprato proprio oggi e assaggiato http://www.cookaround.com/yabbse1/images/icons/icon12.gif, proprio per evitare di dire cose errate, quello che si trova in commercio già confezionato.
Cardialissimi saluti a tutti.
Nonnochecchin
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